Caramelle per rafforzare le donne e la comunità

Il nord del Nicaragua è fortemente colpito dai cambiamenti climatici e per la sua popolazione è fondamentale trovare soluzioni alternative e sostenibili al lavoro in ambito agricolo. Il cooperante Mirko Pichierri promuove lo sviluppo di imprese sociali innovatrici, gestite da ragazze e donne vulnerabili delle zone rurali, attraverso l’appoggio diretto dell’Università ULSA La Salle-León.

Mirko Pichierri e Diana Isabel Alfaro mentre lavorano alla nuova macchina da taglio appositamente sviluppata, che ha aumentato la produzione mensile da 10'000 a 45'000 caramelle. © COMUNDO

«Ero una donna maltrattata, psicologicamente e fisicamente. La mia autostima era a terra. Dipendevo da mio marito, pensavo che se lo avessi lasciato non sarei riuscita a mantenere i miei figli. Ora invece, grazie alle formazioni che ho fatto, so che posso cambiare la mia vita. Che ognuna lo può fare». Diana Isabel Alfaro, giovane madre sola della comunità di Cacaulí, racconta così il cambiamento ottenuto grazie al sostegno di COTUCPROMA, organizzazione partner di COMUNDO in Nicaragua.

Reagire al cambiamento climatico

In Nicaragua, i più vulnerabili di fronte ai cambiamenti climatici sono, geograficamente, la zona del Trópico Seco e socialmente, i settori più poveri della società che vivono e lavorano in aree marginali, sia delle campagne che delle città. Particolarmente fragili sono le donne sole con a carico una famiglia, come Diana Isabel Alfaro. Diana fa parte di un gruppo di donne della regione di Somoto selezionate per partecipare a una formazione specifica per la creazione di piccole imprese sociali, innovatrici e sostenibili nella produzione di alimentari e cosmetici. La formazione è parte di un progetto pilota nato dall’alleanza tra una giovane cooperativa di Somoto, l’Università ULSA La Salle-León, dove attualmente collabora il cooperante di COMUNDO Mirko Pichierri e istituzioni pubbliche.
 
«Ero una donna maltrattata, psicologicamente e fisicamente. La mia autostima era a terra ? racconta ?. Dipendevo da mio marito, pensavo che se lo avessi lasciato non sarei riuscita a mantenere i miei figli. Ora invece, grazie alle formazioni che ho fatto, so che posso cambiare la mia vita. Che ognuna lo può fare». La formazione di cui parla è stata promossa fortemente da Mirko Pichierri. Il chimico, supervisore produttivo e tecnologo di processo da febbraio del 2017 sostiene la ULSA nella promozione di una formazione universitaria in ingegneria di processi agroindustriali che valorizzi la trasformazione di prodotti agricoli, la loro qualità e sostenibilità con attività direttamente realizzate in ambito rurale. «Dopo solo quattro mesi di formazione, queste donne hanno imparato a lavorare in gruppo, a utilizzare macchinari industriali e a commercializzare i loro prodotti - ci spiega Mirko -. Sono così nate due imprese sociali che producono e vendono caramelle, frutta cristallizzata, pane e dolci».

Un aiuto concreto
 
La selezione e l’accompagnamento delle donne di Somoto sono state realizzate da una ONG locale, sostenuta da COMUNDO: la cooperativa COTUCPROMA, in cui è attiva la cooperante nazionale Marbely Gonzalez. «Ricordo bene quando sono arrivata nell’ufficio di COTUCPROMA e ho avuto le prime informazioni - racconta Diana Isabel Alfaro -. È stato un aiuto concreto: le formazioni mi hanno rafforzato per continuare a lottare e mi hanno dato strumenti concreti di lavoro, tecniche di commercializzazione». Oggi Diana è coordinatrice nella piccola azienda “Dulces somos” che produce caramelle. Qui verifica che siano rispettate le norme sanitarie e igieniche: «Prima la mia vita era annullata, non potevo dedicarmi a niente, dovevo occuparmi della casa e dei bambini, senza uscire e senza diritto di parola. Ero una serva. Oggi ho un lavoro sicuro e un salario fisso e prendo le mie decisioni autonomamente all’interno della famiglia».

Ricerca applicata
 
Alcune delle caramelle “Dulces somos” hanno inoltre un alto contenuto nutritivo grazie all’aggiunta di emoglobina in polvere, fornita al progetto da un’impresa danese che la recupera dai mattatoi e la igienizza per il consumo umano. Questo prodotto potrebbe contribuire a ridurre la anemia nelle zone rurali, il 35% della popolazione ne è affetto, con conseguenze sullo sviluppo fisico e cognitivo.
 
Queste collaborazioni porta gli studenti a diretto contatto con i contadini delle regioni rurali, spingendoli a disegnare e costruire macchine adatte al contesto, creando uno know how locale. L’Università forma quindi giovani con competenze tecniche innovative, ma in grado di applicarsi alle realtà locali, promuovendo così progetti concreti a sostegno e sviluppo delle zone rurali.

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