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12.05.2020 | Bolivia, Diritti umani e democrazia

Quarantena prolungata in Bolivia

Quarantena stretta almeno fino a fine maggio, ma la Fundación Estrellas en la Calle ha ricevuto un permesso speciale per raggiungere i propri utenti: persone in situazione di strada. Ce lo racconta la cooperante Marilena Bubba, assieme alla storia di una beneficiaria. 

Se mi fermo io, si ferma il mondo. Fotografia di un volantino scattata a Santa Cruz. © Marilena Bubba

La maggior parte delle persone in Svizzera e in Europa ha avuto la possibilità di passare il periodo di quarantena dovuto al Coronavirus nella propria casa, con le migliori connessioni internet e con la possibilità di poter fare la spesa online. Purtroppo, questa non è la realtà per una buona parte della popolazione boliviana e soprattutto per le persone in situazione di strada con cui lavora la Fundación Estrellas en la Calle (FEC).
Attualmente e fino a fine mese in Bolivia non si esce di casa se non una volta a settimana secondo il numero di documento: quelli che finiscono in 1-2 il lunedì, 3-4 martedì, 5-6 mercoledì, 7-8 giovedì e 9-0 venerdì. L’orario in cui si può uscire è dalle sette a mezzogiorno, poi di nuovo tutti a casa.  

La FEC fa quel che può: distribuzione di alimenti e materiale igienico

Dopo le prime due settimane in cui si aspettava una risposta governativa, la FEC è riuscita a ottenere un permesso speciale per continuare a operare: ci hanno affidato un poliziotto che scorta gli educatori nel percorso per raggiungere i nostri utenti. Durante questi incontri i miei colleghi verificano come stanno le persone e consegnano alimenti e beni di prima necessità. Mentre aspettavamo il permesso ci siamo organizzati il meglio possibile: abbiamo fatto campagne di raccolta fondi e abbiamo cercato di incontrare gli utenti nei nostri giorni di libera uscita dalla quarantena o nei loro, così che potessero ritirare le donazioni. Allo stesso modo la fondazione sta sostenendo i responsabili del servizio sanitario e della protezione della cittadinanza per entrare in contatto con i gruppi in situazione di strada per valutare le loro condizioni di salute e fare i tamponi per verificare se hanno contratto il Coronavirus, sensibilizzando e facendo prevenzione sul tema, fornendo anche alimenti e materiale igienico.  

Un’utente mentre ritira i beni di prima necessità recuperati dalla FEC durante la pandemia. © Marilena Bubba
Un’utente mentre ritira i beni di prima necessità recuperati dalla FEC durante la pandemia. © Marilena Bubba

Dal momento che non posso uscire, il mio lavoro consiste principalmente in revisione di testi, ricerca di donazioni per comprare alimenti e beni di prima necessità, ricerca fondi più in generale, contattare gli utenti di cui posseggo i numeri di telefono e organizzare la consegna di alimenti con i miei colleghi. Insomma lavoro di ufficio. 

Al di là del Coronavirus, quest’anno per la FEC è complesso, in quanto si sono persi due grandi finanziamenti e bisognava quindi adattare il budget, facendo grossi cambiamenti all’interno dell’équipe che è passata da cinque a soli due educatori. Questo però ci ha permesso di analizzare quali fossero le cose da migliorare e di rielaborare la progettualità del lavoro. 
Allo stesso modo abbiamo compilato tutti i documenti per la richiesta di prolungamento del mio contratto, con nuovi obiettivi e concentrandomi su un solo progetto per essere più efficiente. Il mio ritorno temporaneo in Svizzera previsto per maggio vista la situazione è purtroppo stato rimandato. 

Perché si entra nel mondo della strada?

Le cause che portano le persone ad avvicinarsi e successivamente a trovarsi in situazione di strada sono diverse, molte sono dovute a una strutturazione sociale frastagliata e complessa dove giocano un ruolo fondamentale la povertà, la violenza, l’abuso di sostanze stupefacenti o alcool, il sistema educativo e sanitario fragile, un’economia instabile e basata sul lavoro informale e la quasi totale assenza di un aiuto sociale alle famiglie più svantaggiate. 

Situazioni familiari problematiche

L’esperienza maturata in 14 anni di lavoro sulla strada da parte della FEC, le permette di indicare che la causa principale dell’entrata nel mondo della strada per i ragazzi è di origine famigliare. Il 90% infatti esprime una situazione familiare multiproblematica: abuso di sostanze da parte dei genitori, violenza, povertà, abbandono, negligenza. In molti casi i genitori non si fanno carico delle responsabilità rispetto ai bisogni minimi dei loro figli, non preoccupandosi di dargli da mangiare oppure in alcuni casi lasciandoli soli per diversi giorni perché costretti a viaggiare per lavoro. 
Tutti questi fattori fanno sì che il rapporto genitori-figli sia debole e spesso sofferto, e questo può portare a vedere nei compagni in situazione di strada un appoggio, una famiglia dalla quale ripartire e cercare quell’affetto che nella famiglia di origine molti bambini non hanno ricevuto o non sentono. 

La storia di Lula

Vi racconto la storia di una giovane donna come esempio di percorso possibile grazie alla creazione di rapporti di fiducia che la FEC promuove. 
Lula (nome fittizio) è una donna di 31 anni con 5 figli. Ha 6 fratelli e i suoi genitori erano dei consumatori di alcool. Lei e i suoi fratelli si avvicinarono al mondo della strada inizialmente per procurarsi il denaro per il sostentamento della famiglia, entrando poi a far parte di gruppi in situazione di strada e vivendo poi tutto ciò che comporta. 
La FEC lavora con persone come Lula tutti i giorni in differenti gruppi della città, con lo scopo di  costruire relazioni di fiducia: ciò avviene con la presa di contatto e di conoscenza attraverso attività “rompighiaccio” per conoscersi e poi si propongono attività ludiche e giochi educativi, per poi passare ad attività più impegnative che toccano diversi temi (abuso di sostanze, violenza, autostima e percezione di sé e della società, regole di convivenza, responsabilità dei genitori). Questi temi dovrebbero orientare e sviluppare motivazione verso il cambiamento di vita.

Prendersi cura dell’igiene personale come primo passo verso una migliore autostima. © Marilena Bubba
Prendersi cura dell’igiene personale come primo passo verso una migliore autostima. © Marilena Bubba

Lula ha conosciuto la FEC proprio durante le attività svolte in strada con il gruppo a cui apparteneva. 
In quel periodo aveva un fidanzato e la relazione era particolarmente violenta. Da questa relazione nacque il suo primo figlio che ha vissuto il suo primo anno in strada. Il progetto ha fatto un percorso con Lula per renderla consapevole delle sue responsabilità di madre nei con-fronti del figlio e della pericolosità che un bambino così piccolo correva nel vivere in strada. Il lavoro ha avuto i suoi frutti e Lula ha deciso di intraprendere un percorso di reinserimento sociale. 

Il processo verso il reinserimento non è facile ed è caratterizzato da ricadute, e così è successo anche a Lula. Le sue ricadute erano legate principalmente a relazioni con fidanzati violenti, che generavano instabilità emozionale. Dopo un percorso di diversi anni, Lula ha finalmente una certa stabilità: un lavoro che le permette di mantenersi, anche se legato al commercio informale, e di prendersi cura dei sui figli da sola in un piccolo appartamento in affitto. Purtroppo, la quarantena stretta e la proibizione di uscire di casa non le permettono di andare a vendere i suoi prodotti per cui, dove trova i soldi per pagare gli alimenti per lei e i figli?  

Due giovani mamme al loro primo giorno di lavoro dopo un percorso con la FEC. © Marilena Bubba
Due giovani mamme al loro primo giorno di lavoro dopo un percorso con la FEC. © Marilena Bubba

Come lei ci sono tante altre famiglie nelle stesse condizioni, abituate a vivere alla giornata grazie alla vendita di prodotti vari al mercato oppure alla pulizia dei parabrezza delle auto agli incroci stradali. Tutte queste persone ora, a causa della quarantena, si ritrovano senza lavoro e senza soldi per poter comprare alimenti o beni di prima necessità per la famiglia. In queste condizioni molti si rivolgono alla FEC in cerca di un aiuto. 

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Nelle foto si mostrano attività di prevenzione e sensibilizzazione. © Marilena Bubba

Le problematiche durante la crisi del coronavirus sono molto diverse al sud e al nord. Cosa ne pensi? Quali sono state le tue difficoltà durante questo periodo di quarantena? Scrivi un commento!

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Di Marilena Bubba | 12 maggio 2020 | Bolivia

 

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Marilena Bubba

Educatrice sociale

Marilena Bubba ha sostenuto dal 2019 al 2022 l'organizzazione Estrellas en la Calle che lavora con bambini, adolescenti, giovani e famiglie che vivono per strada o in situazioni di rischio nella città di Cochabamba. 
 

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