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«Il mio interscambio è stato una rivoluzione»

Vanessa Ghielmetti non ha dubbi, quanto imparato in Bolivia 15 anni fa nutre ancora oggi il suo lavoro in Ticino: alcune tecniche e conoscenze imparate al sud sono perfettamente applicabili e funzionano molto bene anche qui in Svizzera.

Di formazione politologa con una specializzazione in gestione di ONG, prima di partire per Cochabamba Vanessa Ghielmetti lavorava in banca, occupandosi di comunicazione. Dopo l’esperienza boliviana a sostegno di IFFI (Instituto de Formación Femenina Integral) nello sviluppo e promozione di una piattaforma di donne per la cittadinanza e l’equità, non ha più abbandonato l’ambito dell’autodeterminazione e della parità: è stata impiegata della FOSIT (Federazione delle ONG della Svizzera italiana), promotrice del gruppo DAISI (donne Amnesty International della Svizzera italiana), membro di comitato di Inter-Agire (associazione sostenitrice di Comundo) e fondatrice del Centro di competenze per la parità di genere (COOPAR). Attualmente è co-direttrice di Equilab (centro di competenze per la conciliazione vita-lavoro e per la valorizzazione delle differenze di genere). 


«I tre anni passati in Bolivia sono stati una vera scuola di vita. Nella mia logica professionale e nella mia visione del mondo, c’è un prima e un dopo il lavoro svolto con le donne a Cochabamba»


Lo scopo del suo interscambio era concertare un’agenda di proposte per una maggiore e migliore inclusione economica, sociale e politica delle donne, da negoziare con i comuni, i governi regionali e le autorità nazionali. Un lavoro molto tecnico e politico, che l’ha decisamente forgiata: «È stato un vero e proprio terremoto personale, che stimola ancora oggi la mia creatività quotidiana. Ho constatato che, in tutti i miei compiti e funzioni attuali, quello che ho imparato grazie al lavoro di squadra assieme alle donne boliviane è molto presente».

Quando il Sud è all’avanguardia

Senza contare alcune tecniche, metodologie e conoscenze specifiche, in cui l’America Latina è spesso all’avanguardia rispetto all’Europa. Alcuni esempi concreti: il bilancio di genere, che prevede di inserire la prospettiva di genere a livello di una comunità, di un gruppo meta o di un’istituzione per ottenere le pari opportunità in ogni fase decisionale e gestionale, finalmente comincia ad essere integrato anche da noi. In Bolivia lo si usava già quindici anni fa. Oppure l’educazione popolare come pratica che attribuisce a cittadine e cittadini la responsabilità e il potere di attuare il cambiamento che desiderano vedere nel mondo:


«Per noi era evidente che non bisognava aspettare soluzioni magiche calate dall’alto: la mobilitazione popolare era essenziale. Grazie alla creatività e alla forza del gruppo si trovavano soluzioni a questioni complesse e con pochissime risorse».


Interculturalità e orizzontalità

Lavorare come cooperante significa entrare in una relazione culturale complessa, in un ambiente multietnico. Il che va ben oltre saper parlare la lingua locale: «Implica la capacità di capire meglio l’altro, tenendo conto della diversità che ci separa e ci unisce, contemporaneamente», precisa Vanessa. Al giorno d’oggi, in un mondo globalizzato e in un’epoca di incertezze e ridefinizioni, l’apprendimento reciproco è diventato essenziale. Per questo anche l’orizzontalità tipica del suo lavoro a Cochabamba è ancora oggi una risorsa preziosa per Vanessa Ghielmetti: «Molto spesso anche nel contesto professionale si tratta di costruire qualcosa insieme, grazie alla condivisione di idee e tenendo conto dell’apporto di ognuno».

Testo di Priscilla de Lima apparso in   Cartabianca novembre 2021

Vanessa Ghielmetti

La politologa ha lavorato come cooperante di Comundo dal 2005 al 2008, collaborando con l'organizzazione partner IFFI (Instituto de Formación Femenina Integral)
Oggi è co-direttrice di Equilab.

 

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