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20.10.2026

Inquinamento a 300 chilometri di distanza

Bambini con eruzioni cutanee su tutto il corpo e arsenico nel sangue. Nuove indagini rafforzano il sospetto che Antamina, una delle più grandi miniere di rame e zinco al mondo, sia responsabile dei problemi ambientali.

Quasi 300 chilometri. È questa la distanza che il materiale estratto dalla miniera peruviana di rame e zinco “Antamina” percorre prima di arrivare al mare. Dai 4'300 metri di altitudine delle Ande, nella regione di Ancash, fino alla costa: ogni giorno i concentrati di rame e zinco arrivano nella città portuale di Huarmey, dopo aver percorso circa 300 chilometri in un minerodotto, per poi raggiungere i mercati di tutto il mondo. Ma ora a Huarmey sono stati rilevati livelli molto elevati di arsenico nei bambini e nelle donne incinte. È quanto emerge da un nuovo reportage dell’Iniziativa per multinazionali responsabili. La miniera è di proprietà per due terzi delle multinazionali Glencore e BHP, con sede in Svizzera.

Cosa rimane sul posto?

Dal 2001 ad Antamina si estraggono principalmente rame e zinco, ma anche molibdeno (metallo di transizione), argento e piombo. Tuttavia, la popolazione contadina che vive nelle vicinanze del sito denuncia da molti anni gli effetti dell’attività mineraria, che considera dannosi. Inoltre, da novembre 2023, ulteriori rapporti segnalano livelli molto elevati di arsenico nelle vicinanze della miniera. Ma non solo: il problema si estende fino al mare, a quasi 300 km di distanza. 

Eruzioni cutanee su tutto il corpo, dolori alle gambe e alle ossa, mal di testa e problemi ai bronchi. Questi sono i sintomi di due bambine di 8 e 12 anni che vivono nella piccola città portuale di Huarmey, come riferisce la loro madre. Entrambe le bambine presentano livelli elevati di arsenico nel sangue, così come molti altri parenti e vicini. Anche se la miniera non è visibile da qui, gli effetti della sua attività si fanno sentire.

Come finiscono i metalli pesanti nel sangue delle persone?

La chiave sta nel trasporto: ad Antamina i metalli pesanti vengono miscelati con l’acqua prima di essere convogliati tramite una conduttura fino al porto sulla costa peruviana. I metalli vengono poi separati dall’acqua in un impianto di filtraggio a Huarmey e stoccati sotto forma di concentrato in polvere, prima di essere caricati su navi. In questo modo entrano nel commercio mondiale. Ciò che rimane è acqua contaminata dai metalli. Per la popolazione locale è ormai chiaro che l’inquinamento a Huarmey può provenire solo dall’impianto di filtraggio. 

Un problema che riguarda anche noi

La Svizzera è uno dei centri più importanti al mondo per il commercio delle materie prime. Inoltre, è il Paese in cui hanno sede i due principali azionisti di Antamina: Glencore e BHP (Broken Hill Proprietary Company). Quando un’azienda multinazionale con sede nel nostro Paese è coinvolta in attività minerarie all’estero, la questione ci riguarda direttamente: si tratta delle regole che stabiliamo, della trasparenza che esigiamo e del tipo di economia che vogliamo sostenere. Non si tratta di una responsabilità astratta. È una questione molto concreta: la prosperità che creiamo in Svizzera è accettabile se altrove provoca inquinamento, rischi per la salute e comunità indifese?

Cosa fa Comundo?

Comundo sostiene il lavoro di ricerca della Coalizione per multinazionali responsabili in Perù fornendo contatti e informazioni di base. Un reportage come quello su Antamina può portare un problema all’attenzione dell’opinione pubblica. Una campagna può trasformarlo in pressione politica. Ma quando le telecamere sono spente, sul posto rimane un compito meno visibile, ma decisivo: raccogliere informazioni affidabili, mettere in rete competenze, accompagnare le comunità e creare referenti in grado di fare la differenza a lungo termine. 

Comundo lo fa sostenendo le organizzazioni partner, che a loro volta affiancano il movimento civico delle persone colpite dall’inquinamento da metalli pesanti. In questo movimento, noto con l’acronimo PLANAMETOX, si sono organizzate anche le madri di Huarmey per chiedere, insieme alle persone colpite di altre regioni, alle autorità che venga identificata la causa dell’inquinamento e che vengano adottate misure adeguate. Comundo ha finanziato il sito web di PLANAMETOX (https://planametox.org/), che fornisce informazioni sui vari casi e sulle attività dell’organizzazione.

Quello di Huarmey non è un caso isolato

Ecco perché la presenza sul posto è fondamentale, commenta il cooperante di Comundo Thomas Niederberger: «Purtroppo quello dei bambini avvelenati dall’arsenico a Huarmey non è un caso isolato. Il Ministero della Salute peruviano stima che 10 milioni di persone – un terzo della popolazione – potrebbero essere esposte a concentrazioni pericolosamente elevate di arsenico e metalli pesanti, tra l’altro a causa delle attività minerarie. L’impegno instancabile di PLANAMETOX ha portato le autorità a prendere sempre più coscienza di questa bomba a orologeria. Soprattutto le donne, i cui figli si ammalano, si sono organizzate e stanno lottando. Meritano il nostro pieno sostegno, proprio perché sappiamo che in tutto questo sono coinvolte aziende svizzere». Sul sito web https://planametox.org/ sono descritti, oltre a quello di Huarmey, altri 14 casi.


 Glencore fa causa alla Coalizione per multinazionali responsabili 

Glencore ha ottenuto una sentenza provvisoria che attualmente vieta alla Coalizione per multinazionali responsabili di inviare, come previsto, 600'000 volantini su questa indagine relativa ad Antamina alle famiglie svizzere. Questa strategia non è un caso isolato. Il numero di procedimenti giudiziari volti a intimidire le voci critiche della società civile è in aumento in tutto il mondo. Dobbiamo combattere insieme questa tendenza. Anziché cercare di intimidire chi denuncia questi problemi, Glencore dovrebbe finalmente adottare misure contro l’inquinamento ambientale che si verifica nelle sue miniere in Perù! Firmate subito la lettera di protesta: www.responsabilite-multinationales.ch/lettre-protestation

I cooperanti di Comundo in Perù, che sostengono regolarmente ricerche come questa:

Thomas Niederberger, antropologo sociale, sostiene l’organizzazione partner di Comundo “CooperAcción” nelle attività di lobbying, sensibilizzazione e creazione di reti con altri attori sul tema dell’estrazione mineraria.

Il giornalista Aaron Wörz sostiene l’organizzazione partner di Comundo “Ojo Público” nel campo del giornalismo d’inchiesta, in particolare nelle ricerche su tematiche ambientali e violazioni dei diritti umani.