Alain Vimercati: 10 anni di interscambio!
Incontriamo Alain Vimercati a qualche mese dal suo ritorno in Svizzera dopo una dozzina di anni trascorsi in Bolivia. La sua famiglia boliviana lo ha raggiunto da poco. È il momento di riorganizzarsi per vivere in Ticino e fare qualche riflessione sull’esperienza di cooperazione.
Intervista di Priscilla De Lima
Di formazione architetto, Alain Vimercati ha lavorato in Bolivia con la Fundación Pro Habitat in temi come il diritto alla città e all’abitazione, la pianificazione urbana sostenibile, l’architettura bioclimatica e la progettazione partecipativa. È partito nel 2013 e ha lavorato quasi 10 anni come cooperante. Poi è rimasto a Cochabamba con la famiglia: la moglie Carla e il figlio Enrico. Da poco sono tornati in Svizzera.
Quali erano le tue aspettative quando sei partito?
Conoscevo già un po’ il contesto in quanto un qualche anno prima avevo già realizzato un anno di stage a Cochabamba, durante il quale avevo conosciuto Carla, che poi è diventata mia moglie. Però in questo caso la situazione era diversa, in quanto stavo partendo con l’intenzione di rimanere un buon periodo, Da una parte ero molto felice di ritrovare Carla e iniziare una nuova esperienza professionale nel campo della cooperazione internazionale. Dall’altra ero pieno di domande rispetto a questa nuova esperienza e se potesse rispondere alle mie aspettative. È stato un processo costruito assieme a tante altre persone, soprattutto ai miei colleghi locali. Pian piano abbiamo risposto a tante domande e se ne sono aperte altre! In generale speravo di poter lavorare nel campo dell’architettura, rafforzando le componenti sociali e ambientali. Ed effettivamente è stato così, ho potuto imparare tanto e i risultati sono andati ben oltre le mie aspettative.
Cos’hai imparato dalle persone con cui hai lavorato?
Ho imparato a lavorare in modo collaborativo, nei momenti buoni ma anche in quelli più difficili. Lo spirito di collaborazione non è mai mancato ed è stato fondamentale per riuscire ad avere un impatto nei progetti e nel miglioramento della qualità di vita della popolazione.
Architettura e cooperazione possono sembrare ambiti lontani. Com’è per te?
La cooperazione ormai fa parte di me. Questa esperienza di tanti anni di lavoro come cooperante è qualcosa che mi ha marcato e sicuramente in futuro vorrò ancora esplorare. E poi la visione della cooperazione per come l’ho vissuta in Bolivia si può pienamente applicare all’architettura anche in Svizzera: le città sono frutto di processi collettivi e dinamici, nei quali la collaborazione è fondamentale per cercare una maggiore giustizia socio-spaziale e ambientale. Dalla casa al quartiere, fino alla città o una scala ancora più ampia. Si tratta di generare spazi di vita più fruibili, accessibili, inclusivi e sostenibili.
Ci racconti un momento significativo per te in questo lungo interscambio?
In dieci anni ho avuto un’esperienza molto intensa e arricchente, non sono sicuramente mancati i momenti forti. Uno che mi è rimasto particolarmente impresso è quando abbiamo riforestato 2'500 alberi per recuperare un ruscello e preservare la sua biodiversità. A colpirmi è stata l'emozione delle persone più anziane che hanno partecipato al piantare questi alberi: erano felici di lasciare in eredità questi alberi alle giovani generazioni, sapendo che ne beneficeranno per molti anni. Da un punto di vista personale la nascita di mio figlio Enrico è stato un momento estremamente significativo ed è stato bellissimo poter condividere tutti questi anni in Bolivia con lui e Carla.
Quali competenze servono per diventare cooperante?
Le principali competenze per diventare cooperante di Comundo sono voglia, passione, empatia e curiosità per aprirsi al mondo. Noi siamo piccoli e il mondo è grande! Serve voglia di ascoltare, pazienza e bisogna saper accettare che non si può cambiare tutto d’un tratto, il primo cambiamento inizia da noi stessi.
Consiglieresti ad altre persone di diventare cooperanti di Comundo?
Certamente! Sono esperienze uniche. Vivere in un altro contesto culturale, sociale ed economico diverso ti fa sperimentare dinamiche che ti obbligano ad ascoltare e a cercare di capire: come si lavora, vive e ci si relaziona in altre parti del mondo? Come puoi agire tu in questi contesti? Aiuta a capire la necessità di generare un maggiore dialogo tra persone e culture. Partire per un'esperienza del genere vale totalmente la pena, lo raccomando totalmente. Sono esperienze uniche che ti formano tanto a livello professionale come personale: Andate!
Che effetto ti fa tornare in Ticino dopo tanti anni?
Dopo tanti anni di cooperazione fa strano tornare in Svizzera. È un cambio molto grande, anche per mia moglie e mio figlio. Ma allo stesso tempo questa straordinaria esperienza, tutti i momenti vissuti, gli scambi con le persone che ho incontrato e con cui ha collaborato nelle comunità, rimangono e sono parte della persona che sono adesso. Per di più quest’esperienza mi ha aperto le porte per iniziare una nuova opportunità professionale in Svizzera nel campo della pianificazione paesaggistica e urbana sostenibile: non è poi così lontano da quanto facevo in Bolivia! Ad ogni modo tra un qualche anno mi piacerebbe portare di nuovo le mie competenze nell’ambito della cooperazione internazionale.
I nostri progetti in Bolivia
In Bolivia, Comundo contribuisce a rafforzare la sicurezza alimentare delle comunità locali, promuovendo la tutela dell’ambiente, l’adozione di pratiche agroecologiche e sostenibili, e lo sviluppo di opportunità di commercializzazione eque e radicate nel territorio.