Se il lavoro di cura genera sfruttamento

Sempre più spesso il lavoro di cura che non può più essere assunto all’interno della famiglia si trasforma nello sfruttamento di manodopera femminile proveniente dall’estero. Ne discutiamo mercoledì 13 novembre dalle 19 al cinema Iride di Lugano.

A woman captured, film, badanti, contro la violenza sulle donne

L’innalzamento dell’età della popolazione è osservabile su scala mondiale: nel 1950 gli ultrasessantenni costituivano l’8% della popolazione mondiale, nel 2050 si stima raggiungeranno il 22%. In Ticino si prevede che nel 2040 le persone al di sopra dei 65 anni saranno il 32,2% della popolazione residente totale del cantone, il 35,1% dei quali saranno ultraottantenni (vedi la ricerca “Migranti transnazionali e lavoro di cura. Badanti dell’Est coresidenti da anziani in Ticino”, Rapporto di ricerca di Paola Solcà, Anita Testa-Mader, Angelica Lepori Sergi, Antonietta Colubriale Carone, Pasqualina Cavadini, dicembre 2013).

Nella struttura familiare svizzera persiste il modello dell’uomo che lavora a tempo pieno mentre la moglie è attiva a tempo parziale e può dedicarsi così al lavoro di cura, in particolare dei figli e dei genitori, a titolo volontario e gratuito. Attualmente però, si stanno raggiungendo dei limiti strutturali: sempre più donne lavorano e non possono più conciliare attività professionale, cura di figli e nipoti e presa in carico di genitori o suoceri anziani. E chi assicura questo importantissimo lavoro di assistenza, affinché gli anziani possano restare a casa il più a lungo possibile?

Attualmente, oltre ai servizi di aiuto domiciliare, è in crescita il numero delle badanti: le prime segnalazioni e richieste di informazioni al Cantone sono iniziate una decina di anni e attualmente secondo una stima del Dipartimento della socialità e della sanità sarebbero 5-600. Il ruolo della badante è insomma entrato a far parte della vita di molte famiglie ticinesi. Le badanti svolgono un lavoro totalizzante e faticoso, sia fisicamente sia psicologicamente, ma il loro operato resta confinato all'interno delle mura domestiche, dove l'invisibilità può generare sfruttamento.

Per discuterne vi proponiamo la visione del film “A woman captured” (Ungheria, 2017, versione originale in ungherese, sottotitoli in francese), seguita dal commento di Corinne Sala.

Appuntamento mercoledì 13 novembre dalle 19 al cinema Iride di Lugano (entrata libera).

Maggiori informazioni sulla campagna "Contro la violenza sulle donne"

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