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25.05.2020 | Nicaragua, Sicurezza alimentare e reddito

Il Nicaragua non si ferma

Il Nicaragua è l’unico paese dell’America Latina a non aver preso nessun provvedimento contro il Coronavirus. Secondo il presidente Ortega se si smette di lavorare, il paese muore e se muore il paese, muore la gente. La testimonianza di Giulia Favilla e Matteo Falteri.

Per chi non ci conoscesse siamo Giulia Favilla e Matteo Falteri, cooperanti di Comundo in Nicaragua. In particolare, lavoriamo a Somoto (Nord del Paese), capoluogo del dipartimento di Madriz (uno dei più poveri di tutto il Nicaragua), in una cooperativa che si chiama COTUCPROMA R.L. (Cooperativa de Turismo Comunitario Protectores del Medio Ambiente). È una cooperativa di servizi turistici, che si occupa di potenziare tutte quelle attività locali legate al turismo e di sostenere e sviluppare iniziative sociali e imprenditoriali che generino reddito per le persone appartenenti alle comunità del dipartimento di Madriz.

La quarantena aumenterebbe la recessione, che è già insostenibile 

La vista dalla porta di casa di Giulia Favilla e Matteo Falteri, a Somoto: il governo non ha imposto nessun tipo di quarantena, per cui  negozi, bar, scuole, … tutto è rimasto aperto. © G.Favilla / M.Falteri
La vista dalla porta di casa di Giulia Favilla e Matteo Falteri, a Somoto: il governo non ha imposto nessun tipo di quarantena, per cui negozi, bar, scuole, … tutto è rimasto aperto. © G.Favilla / M.Falteri

Per quanto riguarda l’emergenza Covid-19, la situazione in Nicaragua è molto delicata. Il Paese vive dal 2018 una fase complicata, sia a livello politico che socio-economico, e l’emergenza sanitaria ha da subito assunto un carattere politico. Attualmente il Nicaragua è l’unico Paese in America Latina a non aver preso alcun tipo di provvedimento: nessuna quarantena obbligatoria o consigliata, le scuole sono aperte e gli eventi che erano previsti per la Semana Santa non sono stati annullati, anzi sono state promosse dal governo feste e assembramenti di persone. In un discorso alla nazione il Presidente Daniel Ortega ha detto abbastanza chiaramente che il Nicaragua non può permettersi di entrare in quarantena, perché se si ferma il settore produttivo del paese la recessione economica, già in atto da anni, subirebbe un’accelerazione insostenibile. 

"In mezzo a questa pandemia, 
la gente non ha smesso di lavorare 
perché qui, se si smette di lavorare, 
il paese muore e se muore il paese, muore la gente.”

Queste sono state le parole del Presidente, che ha tuttavia rivendicato l’efficienza del sistema sanitario pubblico nicaraguense e che ha elogiato il lavoro fatto dai “brigadistas de salud”: gruppi di persone sostenitrici del governo che hanno girato il Paese andando di casa in casa per rassicurare la popolazione e dicendo loro di lavarsi le mani - il tutto senza mascherina e violando i consigli del OMS sul distanziamento fisico.

La chiesa cattolica, che da due anni in Nicaragua è in aperta opposizione con il governo, ha invece annullato tutti gli eventi, come la Via Crucis, e utilizza i suoi spazi per promuovere misure di sicurezza e avvertimenti alla popolazione. 

L’emergenza sanitaria è diventata un dibattito politico

Le informazioni ufficiali parlano di 279 casi positivi e di 17 morti. Tuttavia le informazioni ufficiose e non verificabili, che sono la maggioranza data la poca trasparenza di quelle ufficiali, parlano di oltre 1'500 casi sparsi in tutto il Paese. Anche l’emergenza sanitaria si è quindi trasformata in un dibattito politico, dove i sostenitori del governo si dicono convinti che il problema nel Paese non esista, che tutti i casi siano “importati” e che ritengono che le poche misure prese dal governo siano sufficienti. Basti pensare che il presidente del parlamento, medico di professione, ha affermato che non è il caso di allarmarsi per qualche caso sporadico di COVID-19. Gli oppositori, invece, parlano di una strage imminente, non mandano i figli a scuola e denunciano casi ufficiosi. Certo è che la situazione economica e sanitaria è veramente difficile visto che la gran parte della popolazione vive di lavoro informale (venditori ambulanti di frutta, verdura e altri alimenti, ristoratori improvvisati, etc) e in situazioni a dir poco precarie, senza accesso all’acqua potabile e con case dove vivono fra le otto e le quindici persone. La popolazione ha quindi reagito come può: chi se lo può permettere si è messo in auto-quarantena o comunque prende le misure di sicurezza e alcuni imprenditori privati o catene di negozi hanno attuato al loro interno strategie di distanziamento fisico.

Conchita, padrona di casa di Giulia e Matteo, con una delle mascherine di stoffa che cuce lei stessa e che poi regala. © G.Favilla / M.Falteri
Conchita, padrona di casa di Giulia e Matteo, con una delle mascherine di stoffa che cuce lei stessa e che poi regala. © G.Favilla / M.Falteri

Non si conoscono i numeri della sanità

Per quanto riguarda la sanità, il Nicaragua si affida ad un sistema sanitario pubblico, che pur avendo il vantaggio di essere gratuito presenta diverse carenze: gli ospedali pubblici sono solo 32 in tutto il Paese e i posti letto sono 5'781 (8,1 posti letto ogni 100mila abitanti). I test per il Covid-19 sono affidati esclusivamente al Ministero di Salute, il che significa che gli ospedali privati non hanno il diritto di effettuare i test e i risultati sono concentrati nei laboratori statali. Questo comporta poca trasparenza nella comunicazione dei risultati e, soprattutto, il Ministero di Salute non ha rivelato il numero di test effettuati finora, né tantomeno i criteri con i quali li sta effettuando. Il Presidente ha dichiarato che ci sono abbastanza respiratori per affrontare un’eventuale emergenza sanitaria, tuttavia non ha rivelato il numero di tali respiratori. Alcuni medici hanno dichiarato al giornale “Confidencial” (un giornale apertamente d’opposizione) che il numero di ventilatori sarebbe 160, di cui l’80% già in uso per pazienti con altre patologie. In un report del Ministero di Salute fatto per il “Bancos Multilaterales de Desarollo” è stato dichiarato che la stima di contagi in Nicaragua sarebbe di 32’5000 persone (stime considerate molto al ribasso da diversi virologi). Se questo dovesse essere vero è ben chiaro come la situazione potrebbe rapidamente diventare critica. 

Pronti a costruire un mondo più solidale ed equo

I cooperanti di Comundo sono in regime di auto-quarantena e lavorano da casa già dal mese di marzo. © G.Favilla
I cooperanti di Comundo sono in regime di auto-quarantena e lavorano da casa già dal mese di marzo. © G.Favilla

Noi, come cooperanti e come persone effettivamente in condizioni privilegiate, siamo entrati in regime di auto-quarantena già in marzo. Proseguiamo lavorando da casa, portando avanti il più possibile i progetti, adattandoli e preparandoci per riiniziare il lavoro quando la situazione si allenterà. Sfortunatamente, come spesso accade, questa situazione avrà grandi conseguenze economiche e sociali soprattutto nei paesi già molto poveri e in difficoltà. Per questo motivo ci auguriamo che l’emergenza sanitaria passi al più presto per metterci subito al lavoro per la (ri)costruzione di un mondo più solidale ed equo.

E tu, cosa fai per contribuire alla costruzione di un mondo più solidale ed equo? Scrivi un commento e condividi con noi la tua esperienza! 

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Di Giulia Favilla | 25 maggio 2020 | Nicaragua

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Giulia Favilla

Master in Artistic Research

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Giulia Favilla sostiene la cooperativa di ecoturismo COTUCPROMA, che vuole contribuire al miglioramento del tenore di vita dei soci promuovendo servizi turistici e la commercializzazione di prodotti artigianali.
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Matteo Falteri

Economista specializzato in sostenibilità socio ambientale e delle filiere agroalimentari

 

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Matteo Falteri sostiene la cooperativa di ecoturismo, COTUCPROMA e i suoi associati nella formulazione, gestione e attuazione di piani aziendali sostenibili legati all'offerta di servizi turistici e altre iniziative economiche.

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