Mst: essere senza terra è un fondamento indentitario

Come avvicinamento al Forum sociale mondiale a Salvador, in questi primi giorni in Brasile abbiamo visitato alcuni territori del Movimento dei senza terra nello Stato di Bahia, dove sono presenti da oltre trent'anni.

Forum sociale mondiale, bahia, Brasile, senza terra, marzo 2018

«Sono senza terra, lo sono proprio, e questa è l’identità più bella che possa avere!». È cantando che i militanti del Movimento dei senza terra (Mst) ci hanno accolti negli scorsi giorni in alcuni dei loro territori occupati nello Stato di Bahia, a qualche ora di bus da Salvador. Vi siamo arrivati  accompagnati da Judite Santos, cooperante locale di E-Changer e figlia di militanti del Mst, e dal responsabile regionale Sebastião Lopes.
Il Mst occupa i terreni dove si commettono crimini ambientali, dove vi è corruzione, sfruttamento della manodopera o produzione di droga, per riportare la terra alla sua funzione sociale originaria, vale a dire la coltivazione: «I latifondisti e le grandi imprese internazionali hanno impoverito il suolo e contribuito alla deforestazione: se non fossimo qui, vi sarebbe sicuramente una monocultura, ad esempio dell’eucalipto», ci spiega Sebastião Lopes. E invece il “Recanto da Paz” è un acampamento con orti collettivi dove i coltivano insalate, verdure, legumi, manioca, patate, erbe aromatiche e peperoncino. A gennaio ha compiuto 15 anni e infatti vi sono alcune costruzioni in muratura, un collegamento stradale, acqua, elettricità. A mancare ancora è la legalizzazione dell’espropriazione: il governo federale attua la riforma agraria attraverso l’Incra (Istuto nazionale di colonizzazione e riforma agraria), l’organo che poi riconosce agli occupanti il diritto di usufrutto. «Bisogna avere pazienza, ancora più con il governo Temer –, testimonia dona Ducilene, dirigente statale del Mst, che organizza una brigata che comprende vari territori –. Ora è tutto bloccato, non stiamo avanzando. Ma non molliamo, anche se sappiamo che dovremo continuare con le occupazioni, le manifestazioni, le proteste».
 
All’asentamento Paulo Cunha i toni non cambiano: «In occasione dell’8 marzo abbiamo mobilitato migliaia di donne nello Stato di Bahia, occupando ad esempio una fabbrica di eucalipto e una di frutta in scatola – spiega dona Edicleia, anche lei membro della direzione statale dello Stato di Bahia per il Mst –. Siamo in lotta per la terra, per i diritti delle donne e contro il colpo di Stato del 2016».
L’asentamento ha uno statuto più avanzato rispetto all’acampamento: ha ottenuto dall’Incra l’assegnazione delle terre e la lottizzazione dei terreni. Sono anche arrivate le prime case in muratura costruite dal governo, ma solo 17 su 170 famiglie. Dona Kita, 57 anni e 10 figli ormai grandi, vive ad esempio da sola da sei anni nella sua casetta di legno e lamiera dal pavimento in terra battuta, costruita da lei stessa: «Questo posto per me è benedetto: qui sono in pace e posso coltivare la terra», ci dice offrendoci un bicchiere dell’acqua che è andata lei stessa a raccogliere alla fonte, a più di un’ora di cammino.
 
Non è un caso che abbiamo dato la parola a tre donne: «Il Mst coinvolge sempre le donne a livello politico e organizzativo – ci spiega Judite Santos –. La responsabilità, a partire dai nuclei di base e poi più su a livello regionale, statale e nazionale, è sempre condivisa da un uomo e una donna. Il movimento è contro qualsiasi tipo di violenza contro la donna e nel processo di formazione dei militanti è molto importante integrare il concetto di parità». Ed è quello che ci testimonia anche dona Simone, coordinatrice di base: «Cresco i miei figli senza mio marito, che non ha voluto restare a vivere in campagna. Qui però non ho bisogno di un uomo al mio fianco per essere rispettata. Il Mst mi ha aiutato a prendere coscienza dei miei diritti: oggi so qual è il mio valore, sono padrona della mia vita. E in più ho il sostegno dei miei compagni e delle mie compagne. Non ho un marito, ma non sono una donna sola».
 
«Sono senza terra!», hanno cantato con gioia i militanti al nostro arrivo all’asentamento Paulo Cunha. Ma perché, dal momento che in un asentamento lo Stato riconosce il diritto di usufrutto della terra a tempo indeterminato?: «Appartenere al Mst è una questione identitaria che va oltre la terra, c’è solidarietà nazionale e internazionale tra i senza terra. I nostri principi sono occupare, resistere, coltivare», conclude Sebastião Lopes.
 

Iscriviti alla newsletter

Seguici su Facebook!